Ancora una recensione di Barolo Boys

E con i primi caldi non spuntano certo i funghi, ma le recensioni di Barolo Boys / the movie quelle sì. Eccone una pubblicata da MiVini, che contiene un’interessante citazione di Angelo Gaja: “”Non è che i produttori del Piemonte siano chiusi all’innovazione, assai più che in altre regioni molti di loro avvertono la forte necessità di integrarla con la tradizione procedendo per prove, passo dopo passo, senza strappo, con prudenza; mentre altri che non sentono questa necessità continuano a produrre i vini che amano di più”. “

dal sito MiVini

Barolo Boys: storia di una rivoluzione 

Nel bel mezzo dei primi veri giorni d’estate ci siamo imbattuti in un interessante documentario del 2014 diretto da Paolo Casalis e Tiziano Gaia, che racconta la fantastica storia di un gruppo di giovani produttori che a cavallo fra gli anni ’80 e ’90, attraverso scelte ritenute rivoluzionarie e tanta voglia di emergere, contribuirono a fare grande il Barolo e le Langhe rendendo vino e territorio attraenti agli occhi del mondo intero.
È la storia di Elio Altare e altri amici produttori che intrapresero nuove strade per cercare una sorta di ribalta dopo le frustrazioni derivanti dalle condizioni economiche e dalle incomprensioni con i padri padroni.
La “revolution” dei Barolo Boys passa senza alcun dubbio da importanti innovazioni tecniche ed enologiche, ma anche da nuove strategie in campo di marketing e nel settore commerciale, queste ultime guidate con abilità e astuzia da Marco de Grazia, importatore americano che permise ai giovani produttori di affermarsi in maniera decisiva negli Stati Uniti, ottenendo grande considerazione e smisurato affetto.
Per questi giovani pionieri la barrique divenne quasi una religione, cosa che non tutti digerirono, soprattutto alcuni storici produttori fedeli da sempre alle antiche tradizione della Langa.
Da una parte Elio Altare con le posizioni dei Barolo Boys, dall’altra la fermezza di Bartolo Mascarello, icona del Barolo e fermo contestatore della barrique. Il primo importatore di metodologie studiate e recepite nel viaggio in Borgogna del 1976, il secondo legato ai valori della tradizione in chiave futura.
Ancora oggi la crescita delle Langhe in particolare del Barolo è una contesa ideologica tra modernisti e tradizionalisti che scalda gli animi di produttori, critica, importatori, wine lovers, ecc…
Uno sguardo attento su questo intricato scenario ci piace ritrovarlo nelle parole di Angelo Gaja riportate nel volume “Storie di vino e cucina” edito da Mondadori, nel quale parla così dei suoi corregionali: “Non è che i produttori del Piemonte siano chiusi all’innovazione, assai più che in altre regioni molti di loro avvertono la forte necessità di integrarla con la tradizione procedendo per prove, passo dopo passo, senza strappo, con prudenza; mentre altri che non sentono questa necessità continuano a produrre i vini che amano di più”.
Insomma un documentario consigliato a tutti i curiosi del mondo del vino, agli innamorati degli straordinari panorami delle Langhe e dei suoi principali prodotti.
Al termine della proiezione sarebbe stato il caso di bere un buona annata di Barolo firmato dai tradizionalisti ed una dai modernisti, anzi magari due per tipo. Ci sarà tempo e modo di farlo, sapremo rendervene conto, intanto auguriamo buon visione a chi sceglierà di gustarsi questa pellicola.
Info: è possibile vedere il film in streaming (http://www.baroloboysthemovie.com) o scaricarlo direttamnte da Itunes, come abbiamo fatto noi.

 

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Cinema Paradiso: A selection of films from CineFesta Italia

BAROLO BOYS: THE STORY OF A REVOLUTION

Documentary, not rated, 64 minutes, in English and Italian with subtitles, 2 p.m. Saturday, June 4, Jean Cocteau Cinema, 3 chiles

What is identity? asks this 2014 film about one of the great wine success stories of the last century. Barolo wine took the international wine stage by storm in the 1980s and ’90s. This affectionately told story from directors Paolo Casalis and Tiziano Gaia focuses on the “Barolo boys,” a handful of Nebbiolo grape-growers who set off a wave of technical innovations in winemaking techniques starting in the 1970s. Filmed in the lush Langhe region, now a UNESCO World Heritage Site, and featuring intermittent visits by a brass band, which marches up and down the vineyards trumpeting the enormous pride of these winemakers, the film is irreverent and breezy in classic Italian fashion, with a somewhat meandering narrative that sometimes falters. Still, passion and dedication shine through in interviews with vintners like Elio Altare, an iconoclast who had the vision to deviate from established methods and thus kicked off a revolution in winemaking. As one subject in the film puts it, “We had the power to change things, which is the best thing you can have in life.” — M.B.